Perché l'indennizzo
non annulli la memoria!

Ricordare i lavoratori coatti

versione italiana: 2005

Ex-lavoratori coatti olandesi davanti di una baracca a Schöneweide, 1995

Più che 10 milioni di donne, uomini e bambini di tutta l'Europa vennero deportati in Germania, dove erano costretti a lavorare per l'industria bellica, nell'agricoltura, nell'artigianato e nel settore pubblico. 
Solo a Berlino c'erano più di 500 000 lavoratori forzati: prigionieri di guerra, dei campi di concentramento o deportati civili. Davanti agli occhi della popolazione tedesca, venivano stipati in baraccamenti, sale, cinema fuori uso o negozi. Di questi campi ne erano più di mille in tutta la città.

Gedenkveranstaltung holländischer Zwangsarbeiter, Mai 1995
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Novità (tedesco)

 


Fino a pochi anni fa, i lavoratori forzati erano vittime dimenticati del nazismo. Solo dopo un lungo dibattito, negli ultimi anni molti hanno ricevuto un piccolo risarcimento, il quale però venne rifiutato a tutti i prigionieri di guerra ed anche ai Militari Internati Italiani. Perché l'indennizzo non divenga un modo per chiudere questa scottante vicenda storico-politica, la memoria dei lavoratori forzati deve essere preservata e convertita in una educazione democratica ed antirazzista.
Come capitate del Reich nazista ed oggi della Germania unita Berlino ha una responsabilità straordinaria, soprattutto riguardo ai paesi dell'Europa Orientale dai quali venne la maggior parte dei deportati. Nessuno dei memoriali di Berlino si occupa del lavoro forzato, solo poche lapidi commemorativi lo ricordano. Invitiamo quindi la Regione, lo Stato federale, l'Industria e la società civile di appoggiare il progetto di convertire il luogo autentico dell'ultimo Lager di Berlino in un luogo di memoria ed incontro.

 

Associazione Zwangsarbeiterlager Berlin-Schöneweide

 

http://www.zwangsarbeit-in-berlin.de

© Cord Pagenstecher